STORIA DEL CASTELLO DI MONTECHINO PIACENZA
 
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Le origini

E' alla fine del XII secolo che si collocano le origini in Val Riglio, lungo una variante della Via Francigena, del castello di Montechino, avamposto strategico a picco sul torrente Riglio.

La storia del territorio affonda le sue radici nel medioevo, periodo in cui esistevano diversi insediamenti feudali sparsi sulle montagne, in gran parte di proprieta' delle famiglie nobili dei Confalonieri di Piacenza e dei Nicelli.

Questi ultimi erano spesso in lotta con i Landi, signori dell'adiacente Val Ceno, nell'intento di conquistare l'intera vallata. Fedeli a Carlo Magno, i Nicelli estesero i loro domini dalla montagna sino alle zone collinari, occupando oltre il territorio di Farini anche quello di Bettola. La famiglia Nicelli ha lontanissime origini che secondo la tradizione risalgono al colono romano Marco Anniccio, che eresse una torre in un luogo detto poi "Aniceto". 

     
 
Val Riglio
 
Segnaletica lungo la Via Francigena
     
Secondo l'Enciclopedia Treccani, i Confalonieri di Piacenza, apparvero alla fine dell'XI sec. con Lantelmo, vessillifero del vescovo piacentino alla prima crociata, e si segnalarono nella vita religiosa con la beata Adelasia (1193-1266) e con l'eremita S. Corrado (1290-1351) e nella vita politica con Iacopo, padre di S. Corrado, e Arduino (prima metà del sec. XIII), che furono podestà in varie città. Nel 1393 Gian Galeazzo Visconti concesse ai Confalonieri l'investitura feudale delle terre piacentine che gia’ tenevano nel contado, feudi che si accrebbero nel secolo seguente quando la famiglia s'imparentò coi Dal Verme.
     
 
stemma dei Confalonieri di Piacenza
 
Gian Galeazzo Visconti (1347-1402)
     

La prima pietra del castello di Montechino

Si racconta in Val Riglio che  fu un uomo d’arme dei Confalonieri di Piacenza quello che  circa otto secoli fa scavo' la montagna e poso' a terra la primissima pietra su una pre-esistente fortificazione romana. Una pietra che, da allora, e' rimasta nello stesso luogo intatta a sostegno della torre.

Fu l'inizio del castello di Montechino, un'opera imponente costruita con la sola forza delle mani.

A lungo di proprietà dei Confalonieri, il castello fu venduto  nel 1492 alla potente famiglia dei Nicelli, signori per secoli della val Nure.

     
 
la torre del castello prima della ristrutturazione
 
la torre del castello oggi
     

I proprietari storici dal XII al XVI secolo: Confalonieri, Nicelli e Farnese

La storia documentata di questo castello comincia nel XII secolo, l’epoca in cui sorgono castelli, rocche e fortificazioni in tutte le valli del piacentino che, per la collocazione geografica, furono al centro di contese feudali continue sino al conflitto tra Papato e Impero nella lotta per le investiture, tra Guelfi e Ghibellini, le due fazioni opposte nella politica italiana dal XII secolo fino alla nascita delle Signorie dal XIV secolo in poi.

Di questo castello si conosce con precisione la storia a partire dal 1441, quando Filippo Maria Visconti, duca di Milano, investì della contea di Montechino Bertolino e Cabrino Nicelli.

Di Montechino, ricordato nelle vecchie carte anche come Monte Occhino, furono, come si e' detto, feudatari i Confalonieri, i quali nel 1492, nella persona di Niccolò, vendevano il castello omonimo e le terre pertinenti a Bartolino Nicelli il quale, per intercessione di Orlando Lampugnani, con rescritto ducale successivo, otteneva l'investitura feudale sul luogo stesso e su Rossoreggio e, in seguito, il titolo di conte.

Le lotte interne  continuarono fino al Cinquecento, epoca in cui su tutto il territorio piacentino prevalsero i Farnese, una potente famiglia del Rinascimento italiano che governo' il Ducato di Parma e Piacenza creato nel 1545 da Papa Paolo III, nato Alessandro Farnese, per destinarlo a suo figlio Pier Luigi.

     
 
papa Paolo III (1468-1549)
 
stemma della famiglia Farnese
     

La Magnifica Universita' di Val Nure

Nel 1441 Filippo Maria Visconti riconobbe la Magnifica Università di Val Nure, vera e propria Comunità di Valle, che oltre ad una serie di privilegi ed esenzioni fiscali, aveva capacità di autogoverno attraverso propri magistrati, dipendendo soltanto dal potere centrale di Milano. Dell' Università facevano parte trentotto comuni e ville della Val Nure e duro' per oltre quattro secoli fino al Regno d'Italia.

     
 
Filippo Maria Visconti (1392-1447)
 
Simbolo della Magnifica Universita' di Val Nure
     

Dal Regno d'Italia alla guerra partigiana

Con rogito del 20 luglio 1842 del notaio Baciocchi il castello fu venduto per 40mila lire al signor Giacomo Riva il quale, a sua volta, lo alienava ai conti Marazzani.

Nel 1944, durante la guerra partigiana, fu sede del Distaccamento «Ursus» della Divisione partigiana Val d'Arda, che operava a ridosso della Linea Gotica, sull'Appennino piacentino. Questa linea appenninica, detta Gotica dai tedeschi nel 1944, era gia' ben conosciuta al tempo dei conflitti tra Papato e Impero, Guelfi e Ghibellni dal XII al XIV secolo.

Era di Montechino anche l'eroe Ettore Rosso che, nel 1944, << sottotenente di complemento del Genio, di sua iniziativa sbarrò la strada ad una colonna corazzata tedesca con due autocarri carichi di mine e distribuì bombe a mano ai suoi uomini facendo brillare gli autocarri: la tremenda esplosione uccise i nostri concittadini ed il Comandante della colonna tedesca.
La notizia che la colonna era stata fermata giunse a Roma dove il Col. Montezemolo riuscì a guadagnare tempo per organizzare la difesa della città di Roma. 
Ettore Rosso per questo gesto eroico venne decorato di medaglia d’oro al Valor Militare e come riconoscimento a Montechino fu eretto un cippo tuttora visibile nei pressi del cimitero. >> (testo tratto da La storia di Montechino, Proloco di Montechino)

     
 
il castello di Montechino nei primi anni del 900
 
la Divisione partigiana Val d'Arda
     

Dal Dopoguerra ad oggi

Posto in vendita nel 1955, dopo la guerra, in seguito a una vertenza sorta fra gli eredi del conte Filippo Marazzani, il castello venne acquistato da mons. Stefano Fumagalli, arciprete di San Polo, il quale due anni dopo lo donava all'Ordinariato delle Suore per essere destinato a luogo di riposo delle monache di clausura.

 
   
il castello di Montechino prima della ristrutturazione
     
Perfettamente restaurato nel corso degli ultimi venticinque anni dall'attuale proprietario, nel rigoroso rispetto dell'originaria struttura, il castello di Montechino riunisce in se' il fascino delle storiche dimore toscane con quello delle antiche maisons provencales.
     
 
il castello di Montechino oggi
il salone delle feste